L’edizione 2016 è stata incentrata sulla diplomazia culturale. Attraverso conferenze, concerti, film, degustazioni di piatti tipici, abbiamo cercatodi evidenziare quanto la cultura sia importante nella definizione dei rapporti fra Africa e Italia.
Le rispettive conferenze sulla “Diplomazia culturale” e sulla “Cultura industriale italiana per lo sviluppo dell’Africa” unite all’incontro con lo scrittore e docente universitario Felwine Sarr sono stati eventi chiave che ci hanno portato a sottolineare quanto sia importante partire dalla cultura e dalla conoscenza per poter raggiungere una cooperazione concreta sul piano diplomatico, economico e commerciale tra l’Africa e l’Italia.

Detto ciò, se l’Italia intende seriamente cooperare con i paesi del continente africano , è necessario affinché la cooperazione stessa sia proficua e duratura – che avvii un processo di conoscenza in parallelo delle culture degli stessi. La conoscenza si stabilisce a partire dalla scoperta e dal rispetto verso la cultura del Paese con cui si intende cooperare.

In questo nuovo contesto in cui la cultura diventa lo strumento per costruire una buona cooperazione, il ruolo delle diaspore africane diventa fondamentale, in quanto tali fenomeni sono interpreti di entrambe le culture e hanno acquisito nel tempo la capacità di far coesistere ambedue, quella del paese d’origine con quella del paese ospitante.

Abbiamo quindi deciso di dedicare la 15a edizione del Festival Ottobre Africano alla tematica “Diaspora, Culture in movimento”.
La parola “diaspora” racchiude diversi aspetti, possiamo leggerla come ponte fra Africa e Italia che ne individui le risorse di sviluppo e il punto di incontro, come forza in grado di leggere i bisogni di una parte e trovare la soluzione tra le offerte dell’altra; diaspora come esilio e ritorno, come punto di arrivo e di partenza. Diaspora come presenza, come capitale umano su cui investire sia in termini economici ma soprattutto sociali attraverso anche i nuovi italiani. E ancora diaspora come motore per una cooperazione internazionale più equa e rispettosa della dignità di entrambe le parti, o come elemento capace di portare la mano di chi riceve allo stesso livello di quella che offre. Fondamentale è cogliere la diaspora come rivendicazione del diritto a raccontare i paesi d’origine modificando eventuali narrazioni distorte. In un senso più ampio pensiamo alla diaspora come individui, esseri umani con un proprio bagaglio culturale e personale pronti a dare prima ancora di ricevere.

Per questo, l’idea è quella di una diaspora che si faccia messaggio di una migrazione riuscita e integrata, di conseguenza utile alla elaborazione delle politiche volte, da un lato a migliorare il sistema di accoglienza in Italia e dall’altro a creare un sistema dii comunicazione e sensibilizzazione nei territori a maggior rischio.